I fascisti non hanno titolo per fare le vittime. (Ermanno Gorrieri, Ritorno a Montefiorino)
<h1>Il segno di una resa invincibile</h1>
26 novembre 2009, bazurloni si leverà dalle balle tra circa 1265 giorni e da 3346 è cominciata l'intifada
Castelfranco nell'Emilia li, 22 dicembre 2005
In questa paginuzza è riportata per intero l'intervista rilasciata da Arnaldo Ballotta ad Alberto Setti e riportata sul quotidiano "Gazzetta di Modena" il 13 giugno di quest'anno.

Chissà perché dopo non si è sentito più parlare del cosidetto "Triangolo della morte" e del "Caso Bottazzi" che gran polverone destrorso aveva sollevato la scorsa primavera.


Ballotta, per la segreta­ria comunale i Ds hanno op­posto un "ero giovane, non conosco i fatti" alle conte­stazioni di avere iscritto Bottazzi, considerato l'as­sassino di Don Tarozzi, nel dopoguerra. E' vero che lei le ha scritto una lettera?
«E' vero, le ho scritto dicen­do che se anche la vecchia nomenclatura dei Ds locali e pu­re dell' Anpi - quelli che non sapevano e invece sapevano benissimo - si sentono imba­razzati di fronte alla vergognosa campagna antipartigiana e anticomunista, lei deve compiere una riflessione sul­l'atteggiamento meschino di certi compagni: non ha iscrit­to lei Bottazzi, ma due di loro, che conoscevano le accuse al Bottazzi. Poi hanno scaricato su di lei. Questi dirigenti dovrebbero recuperare un po' di dignità, anche per le re­sponsabilità che rivestono».
Lei ha combattuto tra i partigiani, come Bottazzi. Lo conosceva cosi bene?
«Lo vidi dopo la guerra, ma non lo conoscevo. lo ho com­battuto in montagna, dove so­no rimasto gravemente feri­to, dopo avere capito bene chi erano i fascisti. Vengano a chiederlo a me, e glielo dirò chi sono i fascisti...».
Significa che lei legittima i delitti post guerra?
«Significa solo una consta­tazione: le armi e la violenza, la prevaricazione, l'oppressio­ne del popolo sono state semi­nate per anni dal regime. Chi semina armi e odio cosa vuo­le che raccolga dopo? Rese dei conti, vendette. E' sempre accaduto così, nella storia, anche prima dei partigiani».
Non conosceva Bottazzi, come fa allora ad essere certo che sia una campa­gna di stampa neofascista?
«Primo, Bottazzi si è sem­pre proclamato innocente. Se­condo, ha pagato il suo conto con la giustizia, è un uomo li­bero. Terzo, oggi è un anzia­no, che ha diritto come chiun­que altro di avere opinioni, di ritenersi vicino ad un partito, ad un'associazione. Altrimen­ti, per converso, non si spiega perché certi reduci fascisti facciano parte del parlamento, o del Governo. E non mi spiego perché Bottazzi si e tanti altri no. Gente parimeti condannata, amnistiata, oggi libera. Nessun mostro tra questi, solo Bottazzi. Lo capisce perché è assurda la posi­zione dei Ds che assecondano la richiesta di cacciarlo? Ave­va detto bene l'Aude Pacchioni, poi però le hanno fatto ri· mangiare le sue parole».
Tutto qui?
«No, mi hanno confortato le persone con cui ho parlato, scosse da questa persecuzione. Persino il farmacista mi ha parlato di un uomo genero­so, mite e altruista, che veni­va qui a Castelfranco a prendere medicine da regalare ai bambini della ex Iugoslavia, nel momento della guerra ci­vile di qualche anno fa».
Molti dicono che se Bottazzi si proclama innocen­te, lui che fu pure espulso dal Pci, c'è un motivo in più per sospettare ...
«Non so, mi fanno pensare gli atti di un altro caso che sta facendo parlare a Castelfranco: quello dell'omicidio del dottor Montanari. Quattro partigiani innocenti sbattuti in galera e condannati do­po avere estorto ad un ragazzino una confessione inventa­ta. Già, perché nel dopoguerra qui a Castelfranco venne mandato il maresciallo Cau. E chi ha la mia età sa bene quante ingiustizie sono state commesse per la caccia ai co­munisti che si era scatenata».
Però c'erano stati i delitti del triangolo della mor­te. Vabbè che le armi, come dice lei, le avevano semina­te i fascisti, ma quelli furo­no delitti efferati ... ».
«Un conto è perseguire i colpevoli, un conto la Resistenza, Ho parlato con una di que­ste persone della banda, che dopo quei fatti si era rifugiata in Cecoslovacchia. Mi ha det­to con franchezza: "Ho preso un ergastolo, me lo merita­vo". Mi ha spiegato: "All'ini­zio cominciammo col giusti­ziare fascisti colpevoli di gra­vi crimini, soprattutto nelle ultime settimane di guerra. E non lo facemmo prima della Liberazione per evitare rappresaglie contro la popolazio­ne. In seguito ci siamo lasciati prendere la mano, colpen­do persone solo per denaro", E ricordo - prosegue Ballotta - Solidarietà Democratica, che aiutava le famiglie dei "compagni perseguitati dalla polizia". Nulla a che vedere con il fango che oggi si getta usando la vicenda Bottazzi».