Castelfranco nell'Emilia li, 22 dicembre 2005
In questa paginuzza è riportata per intero l'intervista rilasciata da Arnaldo Ballotta
ad Alberto Setti e riportata sul quotidiano "Gazzetta di Modena" il 13 giugno di quest'anno.
Chissà perché dopo non si è sentito più parlare del cosidetto "Triangolo della morte" e del "Caso Bottazzi" che gran polverone destrorso aveva sollevato la scorsa primavera.
Ballotta, per la
segretaria comunale i Ds hanno opposto un "ero
giovane, non conosco i fatti" alle contestazioni di avere
iscritto Bottazzi, considerato l'assassino di Don Tarozzi, nel
dopoguerra. E' vero che lei le ha scritto una lettera?
«E' vero, le ho scritto dicendo che se anche la
vecchia nomenclatura dei Ds locali e pure dell' Anpi - quelli
che non sapevano e invece sapevano benissimo - si sentono
imbarazzati di fronte alla vergognosa campagna antipartigiana
e anticomunista, lei deve compiere una riflessione
sull'atteggiamento meschino di certi compagni: non ha
iscritto lei Bottazzi, ma due di loro, che conoscevano le
accuse al Bottazzi. Poi hanno scaricato su di lei. Questi dirigenti
dovrebbero recuperare un po' di dignità, anche per le
responsabilità che rivestono».
Lei ha combattuto tra i
partigiani, come Bottazzi. Lo conosceva cosi bene?
«Lo vidi dopo la guerra, ma non lo conoscevo. lo ho
combattuto in montagna, dove sono rimasto gravemente
ferito, dopo avere capito bene chi erano i fascisti. Vengano a
chiederlo a me, e glielo dirò chi sono i
fascisti...».
Significa che lei
legittima i delitti post guerra?
«Significa solo una constatazione: le armi e la
violenza, la prevaricazione, l'oppressione del popolo sono
state seminate per anni dal regime. Chi semina armi e odio
cosa vuole che raccolga dopo? Rese dei conti, vendette. E'
sempre accaduto così, nella storia, anche prima dei
partigiani».
Non conosceva Bottazzi,
come fa allora ad essere certo che sia una campagna di stampa
neofascista?
«Primo, Bottazzi si è sempre proclamato
innocente. Secondo, ha pagato il suo conto con la giustizia,
è un uomo libero. Terzo, oggi è un
anziano, che ha diritto come chiunque altro di avere
opinioni, di ritenersi vicino ad un partito, ad un'associazione.
Altrimenti, per converso, non si spiega perché
certi reduci fascisti facciano parte del parlamento, o del Governo. E
non mi spiego perché Bottazzi si e tanti altri no. Gente
parimeti condannata, amnistiata, oggi libera. Nessun mostro tra questi,
solo Bottazzi. Lo capisce perché è assurda la
posizione dei Ds che assecondano la richiesta di cacciarlo?
Aveva detto bene l'Aude Pacchioni, poi però le
hanno fatto ri· mangiare le sue parole».
Tutto qui?
«No, mi hanno confortato le persone con cui ho parlato,
scosse da questa persecuzione. Persino il farmacista mi ha parlato di
un uomo generoso, mite e altruista, che veniva qui a
Castelfranco a prendere medicine da regalare ai bambini della ex
Iugoslavia, nel momento della guerra civile di qualche anno
fa».
Molti dicono che se
Bottazzi si proclama innocente, lui che fu pure espulso dal
Pci, c'è un motivo in più per sospettare ...
«Non so, mi fanno pensare gli atti di un altro caso che sta
facendo parlare a Castelfranco: quello dell'omicidio del dottor
Montanari. Quattro partigiani innocenti sbattuti in galera e condannati
dopo avere estorto ad un ragazzino una confessione
inventata. Già, perché nel dopoguerra
qui a Castelfranco venne mandato il maresciallo Cau. E chi ha la mia
età sa bene quante ingiustizie sono state commesse per la
caccia ai comunisti che si era scatenata».
Però c'erano
stati i delitti del triangolo della morte. Vabbè
che le armi, come dice lei, le avevano seminate i fascisti, ma
quelli furono delitti efferati ... ».
«Un conto è perseguire i colpevoli, un conto la
Resistenza, Ho parlato con una di queste persone della banda,
che dopo quei fatti si era rifugiata in Cecoslovacchia. Mi ha
detto con franchezza: "Ho preso un ergastolo, me lo
meritavo". Mi ha spiegato: "All'inizio cominciammo
col giustiziare fascisti colpevoli di gravi crimini,
soprattutto nelle ultime settimane di guerra. E non lo facemmo prima
della Liberazione per evitare rappresaglie contro la
popolazione. In seguito ci siamo lasciati prendere la mano,
colpendo persone solo per denaro", E ricordo - prosegue
Ballotta - Solidarietà Democratica, che aiutava le famiglie
dei "compagni perseguitati dalla polizia". Nulla a che vedere con il
fango che oggi si getta usando la vicenda Bottazzi».